Parco Archeologico della Contrada Diana

Parte dei ritrovamenti nel Parco Archeologico Diana

Il Parco Archeologico della Contrada Diana si estende dalla vasta zona del Centro Storico e del Palazzo Vescovile, Via Guglielmo Marconi, parte del Vallone Ponte e il Vallone Santa Lucia. Esso fu istituito nel 1971 grazie agli scavi archeologici di Luigi Bernabò Brea e Madeleine Cavalier, dove sono emerse chiare testimonianze di una cinta muraria, risalente al IV secolo a.C. e, dunque all’età Greca, lunga circa 50 metri e resti di abitazioni e monumenti funerari. Alcuni resti della cinta muraria furono trovati nell’attuale Piazza Luigi Salvatore D’Austria, che si trova nella zona sottostante alla Rocca del Castello, questo fa pensare che vi sia stata, in epoca greca, un aumento della popolazione e una conseguente espansione dell’Acropoli, non più delimitata solo ai confini del Castello, all’esterno di tali mura vi era la parte della Necropoli. Dai resti della barriera si nota che le pietre, dal colore rosso-violaceo, furono raccolte presso la zona del Monte Rosa. Sul lato interno della cinta muraria, sono presenti dei resti di alcune abitazioni romane che furono utilizzate dal II al V secolo d.C. Sul lato esterno, invece, emersero delle cotruzioni quadrangolari, presumibilmente furono torri, il cui scopo era difensivo e di avvistamento. In una di queste, presso la zona delle scuole elementari, risultano tracce di palle di catapulta, cuspidi di frecce e giavellotti di ferro, testimonianze chiare della battaglia fra Greci e Romani avvenuta nel 252 a.C., con la conseguente vittoria del popolo romano. Gli scavi archeologici del 1948 fecero emergere alla luce più di 2500 tombe  sovrapposte in più ordini e, la maggior parte di queste, avevano incisa una stele o una pietra tombale su cui era incisa un’iscrizione. I riti funerari, ai tempi dei romani, erano molteplici e in si preferiva la sepoltura alla cremazione, i corpi venivano inseriti in sepolcri fatti di pietra o terracotta, molti dei quali furono raccolti, ricostruiti ed esposti nella zona del Parco Diana. All’interno di esse furono scoperti gioielli di metallo o vetro, statuette in terracotta, maschere vasi e altri beni che dovevano essere appartenuti alla persona defunta, oggi, tutti raccolti nel Museo Archeologico Eoliano “Luigi Bernabò Brea”. Nell’aria recintata del Parco, sovrapposti alla Necropoli greca furono, inoltre, ritrovate alcune tombe ad ipogeo, ossia sepolcri sotterranei, accessibili con una scaletta, con soffitto a volta e piccole nicchie che avevano lo scopo di contenere urne per le cerneri o altri oggetti della persona defunta.

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